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Mamme pentite della maternità

La maternità è sempre stata vista con un alone di sacralità a cui ogni donna dovesse aspirare e l’unico obiettivo che la completasse veramente.

Gran parte di voi risponderebbe sì certo, è un dono a cui tutte aspirano.

Ma ci sono molte altre donne che non la pensano così. Ho parlato con una di loro. Prima di riportarvi la nostra chiacchierata, voglio spiegare perchè la scelta di parlare di un argomento così controverso. Spesso in momenti critici, di alto stress a cui siamo sottoposte con l’arrivo dei figli, la frase che ho ripetuto spesso o sentito dire tantissime volte è stata:”Ma come era prima di mio figlio? Tornerà tutto come prima?”. La risposta è no, di sicuro. Il cambiamento c’è ed è inevitabile. Ognuno lo vive diversamente ed è troppo soggettivo.

Per queste mamme pentite, di cui ho letto con molta attenzione grazie al libro della sociologa Orna Donath, “Regretting Motherhood”, se potessero tornare indietro non sceglierebbero la maternità.

Un tabù, quasi un dissacrare la figura della donna che rifiuterebbe un ruolo “naturale” e che sarebbe impensabile vivere tale disagio.

Oggi parliamo con Sara  (nome inventato)

Ti senti pentita di essere diventata madre?

“Si, moltissimo”

Mi riesci a spiegare il perchè?

“Sì, semplicemente non è stato quello che mi aspettavo. E forse ha influito l’abbandono del mio compagno all’epoca”

Pensi che trovandoti da sola a crescere un figlio ti abbia portato a questo?

“Non solo, l’ho odiato talmente tanto quando se ne andò che rifiutavo il frutto del nostro “falso” amore”

Pensavi mai da ragazzina di voler diventare mamma?

Sì si ma non in maniera forte quanto altre persone o amiche. Avevo altri obiettivi, volevo lavorare viaggiando senza troppi vincoli.

Quindi volevi pensare a te, un po’ egoistico come modo di vivere?

Certo, e non mi vergogno di dirlo. Se non mi realizzo in prima persona non potrei dare felicità ad un compagno, figurati ad un piccolo che ha bisogno sempre di te

Rimasta sola e incinta cosa hai fatto?

Ho chiesto la maternità dal lavoro, e ringrazio i miei genitori vicini a me.

Cosa hai provato quando hai visto tuo figlio la prima volta?

Ero stanchissima dal parto, non volevo neanche tenerlo per il sonno che avevo. Poi me l’hanno messo in braccio e ho cercato di allattarlo. Ma volevo solo dormire.

Ami tuo figlio?

Sì certo, ma non penso di dover annullarmi per lui, ancora oggi c’è il mito della madre che si sacrifica in tutto e per tutto e non è così

Chi non ha figli secondo te è più felice?

Ovviamente. Quando incontri mamme e papà vedi le rondinelle e i cuoricini mentre urlano correndo dietro ai propri pargoli?

Beh sicuramente non sono il ritratto del relax in piscina però l’amore di cui siamo ripagati non va oltre a tutto questo?

Si ma qui bisogna distinguere tra l’amore e il desiderio di tornare a quella vita spensierata di prima

Ad oggi come vivi la tua vita di mamma?

Come tutte. Mio figlio va a scuola, ha 11 anni. Siamo in preadolescenza quindi le problematiche sono diverse da prima. Ripeto, non è che non lo amo ma non vorrei essere madre e subire le pressioni quotidiane che il ruolo implica.

Cosa auguri a tuo figlio per il futuro?

Di sentirsi completo senza seguire le regole imposte dalla società

La nostra chiacchierata è andata anche oltre e certi sentimenti non sono facili da spiegare. Però ho ascoltato ogni parola senza giudicare questa donna che dichiara ad alta voce una visione che può indignare il 98% dei genitori. Quello che personalmente penso è che non tutti desiderano i figli ed è giusto non farlo per un’imposizione sociale o perchè “un giorno te ne pentirai!”.

L’istinto ritengo sia il nostro più grande alleato in questi casi, l’istinto a dire sì me la sento di diventare genitore oppure l’istinto di dire io sto bene così.

C’è chi lo fa per desiderio primordiale, chi perchè nella vita vuole che rimanga un “segno”, altri perchè un dovere. In un modo o nell’altro non c’è un giusto o sbagliato ma solo la consapevolezza di dire ora è diverso, le priorità cambiano.

Rimane poi il fatto che se mi emoziono pensando per una frazione di secondo a quanto amore sento per mio figlio, allora penso ho fatto la cosa giusta. 

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