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Come sono nato?

Raccontare la propria esperienza del momento del parto per una donna penso sia quasi un bisogno.

E’ un momento così forte che ti segna per sempre. Ed il bello è che ogni storia è diversa e incredibile. A volte più difficile delle altre, ma sempre l’emozione più grande che si possa vivere.

Ecco quindi che apro questa nuova rubrica, Come sono nato? , per dare voce a tutte le mamme che vogliono raccontare la loro esperienza.

Inizio con la storia di Claudia che per il primo figlio ha seguito un iter tradizionale di parto in ospedale. Ma per la seconda gravidanza ha scelto il parto in casa. Così è nata, Gioia.

“Per la mia seconda gravidanza ho scelto il parto in casa. Mi sentivo molto più rilassata durante i 9 mesi e mi sentivo di “seguire il flusso” delle mie sensazioni.

Ho rinunciato anche all’induzione, dato che Gioia ha deciso di nascere a 42 settimane più 3. Ma so che la natura è perfetta e il mio corpo poteva tenere la bimba un po’ di più. Pensate che non ho fatto la borsa dell’ospedale fino a 39 settimane.

“Perchè hai preparato la borsa?”

“Perchè i rischi del parto in casa ci sono, quindi per ogni emergenza tenevo pronto tutto se avessi dovuto correre in ospedale. Ho iniziato a sentire i primi dolori la notte di San Silvestro. Nel frattempo il mio primogenito si è svegliato, quindi mentre lo coccolavo tenevo il conto delle contrazioni. Dopo un po’ si sono fermate e mi sono rimessa a letto.

Ma ecco arrivare le 7,30, le contrazioni erano più vicine e dolorose, ma ancora non avevo rotto le acque. Mio marito intanto chiamò l’ostetrica, ma appena arrivata verso ora di pranzo le contrazioni si sono fermate.

Stesso giochino per altre 3 volte e lei faceva avanti e indietro da casa mia! Nel frattempo respiravo un olio essenziale alla lavanda che mi aiutava a rilassarmi.

Verso le 17 avevo fame, quindi abbiamo ordinato una pizza, avevo un disperato bisogno di carboidrati.

Successivamente altre violente contrazioni, e mia madre ci ha raggiunto a casa per guardare il più grande. Nel frattempo respiravo ed ero molto concentrata. Non so perchè mi sono appoggiata al fasciatoio in camera dei bimbi mentre mio marito mi massaggiava la schiena ed ero sollevata e serena.

Ecco che poi mio marito con l’ostetrica mi portano in salotto dove avevamo allestito la vasca con l’acqua. Il travaglio attivo! Ascoltavo la musica e respiravo e l’acqua mi ha lenito il dolore, tipo anestetico!

Continuai a cambiare posizione nella piscina e improvvisamente sentii un forte schiocco, le acque si erano rotte. Sentivo il bisogno di spingere e fu una sensazione intensa e animalesca mentre mi spingevo dal bordo della piscina. 

13 minuti dopo Gioia era nata! L’ho presa dall’acqua e portata sul seno. Erano le 23,35. Non dimenticherò mai quella sensazione di stare con lui nell’acqua accoccolati insieme. 


Poi il taglio del cordone fatto da mio marito. Piango. Rido. Rido e piango.

“Che emozione! Mi hai tenuto col fiato sospeso! Ma pensando a chi ci sta leggendo. Tanti si chiederanno e se qualcosa va storto?”

“E qui ti posso dire che un problema c’è stato. La placenta non usciva.

La mia ostetrica chiamò l’ambulanza per portarmi in ospedale. Nel giro di pochi minuti hanno tolto la placenta in modo molto semplice e veloce. Questo dimostra che anche se serve andare in ospedale durante un parto in casa, non è sempre un’emergenza o un incubo. Bisogna avere la giusta mentalità.

Io ricorderò sempre e solo di aver dato alla luce la mia Gioia, con calma nell’acqua e il resto è solo un sottofondo di voci”.

 

 

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