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Una mamma che diventa libera professionista per conciliare famiglia e lavoro

Oggi per la rubrica MammaInterview presento un’altra mamma. Gina Barilla la mamma libera professionista che ci dirà della sua scelta di abbandonare il suo particolare lavoro e come  riesce oggi a gestire 3 figli, marito e il suo essere libera professionista.

Ciao Francesca raccontaci qualcosa di te.
Mi chiamo Francesca, ho 39 anni e abito in un paesino della campagna lombarda. Sono una milanese
scappata volontariamente dalla sua città. Oggi insegno alle mamme a portare in fascia, collaboro con un’associazione che si occupa di genitorialità e progetti per bambini, curo il mio blog e scrivo articoli per altri magazine on line. Prima di diventare mamma sono ho lavorato per diversi anni in Terapia Intensiva come Infermiere.
 
Sei nota come Gina Barilla, come scrivi sul tuo blog è il tuo alterego. Come è nato questo soprannome? 
Ah ah! Questo me lo chiedono sempre in tanti! Il “nomignolo” è dovuto a mio marito, che ha sempre dato ai suoi amici e conoscenti dei soprannomi (tipica abitudine milanese). Il mio è nato quasi per caso.. Gina perché in Lombardia significa “tonta, ingenua, credulona” e io.. effettivamente lo sono! E Barilla perché tanti anni fa c’era una pubblicità della Barilla in cui, secondo lui, c’era una descrizione di me molto calzante. Prima che nascesse il blog (ma ancora oggi) i miei amici mi chiamano Gina..
Sempre dal tuo blog e su instagram vedo che hai 3 splendidi bambini, lavori e hai tanti hobby. Come riesci a far conciliare tutto?
Prima di tutto ho sempre cercato di trasformare i miei hobby in un lavoro.. sopratutto da dopo che sono nati i bambini e mi sono resa conto che il mio lavoro era inconciliabile con la possibilità di avere una famiglia come la immaginavamo io e mio marito (anche lui è infermiere di Terapia Intensiva). Poi cerco di ottimizzare il tempo, lavorando anche di notte se serve!
Come hai scoperto delle gravidanze? Sensazioni? O episodi particolari?
Sul primo ricordo di essermi sentita strana, di aver percepito improvvisamente un sapore metallico in bocca, come se avessi mangiato una manciata di graffette! Questo, aggiunto ad un paio di giorni di ritardo.. mi hanno fatto fare 2+2 e comprare un test di gravidanza! Il primo test in assoluto lo abbiamo fatto insieme, io e mio marito, mentre gli altri ricordo di averli fatti prima da sola, non volevo creare dei falsi allarmi tra le mura domestiche! Il test di gravidanza di Giacomo l’ho fatto alla vigilia di Natale, è stato il regalo più bello di sempre! Mentre per Margherita ricordo di essermi accorta di avere qualche giorno di ritardo ma di aver pensato “no, impossibile!” e di aver comprato il test al discount perché secondo me erano soldi buttati! E invece..
Come sono state le tue gravidanze? 
Tutte e tre meravigliose. A parte le prime 12/14 settimane in cui ho avuto la nausea (ma sempre a livelli abbastanza gestibili), per il resto non me ne sono quasi accorta. Sono sempre stata bene, ho sempre vissuto la mia quotidianità senza fatica e senza rinunciare a nulla. Solo le ultime settimane, sopratutto delle ultime due, dato il caldo, sono state un po’ faticose ma questo mi ha aiutato a “lasciar andare” la pancia con facilità.
Nel post partum hai avuto problemi? O li hai vissuti serenamente?
Il primo post parto è stato di sicuro il più difficile. Diventare mamma è meraviglioso ma altrettanto faticoso, non avevo nessuna esperienza in allattamento e non conoscevo nessuno che mi potesse aiutare anche banalmente nelle cose più semplici: quanto dormono? Quando e quanto devono mangiare? Cosa devo aspettarmi man mano che cresce? Sto facendo giusto?
Con gli altri due post parto, avendo partorito in casa, ho avuto invece l’assistenza ostetrica a domicilio per i
primi 5 giorni dopo il parto e poi un ulteriore incontro in casa di maternità al 10° giorno. Avere la possibilità d parlare liberamente, con una persona competente e in grado di ascoltarti e rispondere a tutte le domande è stato davvero essenziale per il mio umore, il mio benessere e l’organizzazione spicciola delle cose più pratiche. Mi sono sentita davvero sostenuta, cosa che invece non mi era successo al primo post parto.
Che tipo di mamma sei?
Sicuramente cerco di essere una mamma presente, che coinvolge i bambini in tutto: dalla spesa al riordino della casa. Cerco di far capire loro che il riposo è importante per tutti e che ognuno deve collaborare per far si che si possa fare tutto. Sono anche una mamma severa, perché passo parecchio tempo da sola con i bambini e questo non è sempre facile: per far funzionare tutto al meglio serve organizzazione e disciplina. In ultimo, sono una mamma accogliente, perché un abbraccio, un bacio, un po’ di posto nel letto non viene mai negato a nessuno. Vorrei essere una mamma più giocherellona ma mi rendo conto che non sempre riesco in questo intento.
Conciliare famiglia e lavoro ad oggi è davvero possibile? Lo Stato potrebbe fare di più per aiutare le mamme?
E’ molto difficile, ci vuole un grande spirito di adattabilità. Amavo il mio lavoro di infermiere di terapia intensiva, ma ad un certo punto era diventato un ostacolo per la famiglia: eravamo arrivati ad un punto un cui, per fare una gita anche solo di un giorno insieme, o io o mio marito dovevamo prendere un giorno di ferie. In alternativa avremmo dovuto cercare una persona che venisse a casa nostra ad orari pazzeschi (tipo alle 6.30 del mattino, o che si fermasse fino alle 22) per ottimizzare al meglio i nostri turni di lavoro. Così, dopo tante titubanze ho cercato di costruirmi una nuova identità lavorativa, che mi permettesse di conciliare al meglio lavoro e famiglia (questo ha comportato anche ad una rinuncia, dal punto di vista economico, piuttosto importante). Lo Stato potrebbe fare di più? Certo, ma la spinta iniziale deve essere data anche dai datori di lavoro, che spesso non sono propensi a trovare una soluzione lavorativa che soddisfi le richieste
delle mamme lavoratrici.
Parlaci del “corso portare i piccoli”
Il corso è rivolto a tutte quei genitori che vogliono imparare ad usare la fascia lunga tessuta per (tras)portare il proprio bambino. Il corso si struttura in diversi incontri, che seguono la fisiologica crescita del bambino e accompagnano la diade genitore – bam bino fino alla fine del loro percorso. Il corso prevede l’insegnamento di legature per portare davanti, sul fianco e sulla schiena. I corsi sono a pagamento ma faccio regolarmente anche incontri informativi gratuiti per diffondere la cultura del babywearing tra le mamme. 
Ringrazio moltissimo Francesca per avermi dedicato un po’ del suo tempo, già bello fitto di impegni. Ho scelto lei come esempio di mamma lavoratrice e indipendente per cercare di stimolare quelle donne che magari si sentono in  dovere di scegliere tra lavoro e figli. Oppure per coloro che se non trovano un lavoro part time  9-13 allora non si può essere presenti in famiglia. Come avete letto si può fare, è difficile, ci vuole tanta forza di volontà ma si può raggiungere il proprio obiettivo. 
 

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